ECM: il paziente psichiatrico grave/difficile (come adattare la presentazione alle circostanze)

Giovedì 30 maggio 2013 presso l’Unità Operativa di Riabilitazione Psichiatrica nella quale lavoro  si è tenuto un ECM interno ( su iniziativa del mio Primario Dr. Mansi Gianluigi, ne teniamo uno relativo a  tematiche diverse ogni sei mesi) riguardante il tema del paziente psichiatrico grave/difficile. Continua a leggere

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Lo psicologo dalla parte del paziente (parte prima)

Forse diamo persino per scontato – ed è giusto che sia così – che lo psicologo sia dalla parte del paziente. In questo caso però mi riferisco espressamente a quando lo psicologo diventa il paziente. Ciò accade naturalmente durante l’analisi personale e corrisponde a esigenze cliniche (in quanto essere umano ogni psicologo ha dei sintomi che vanno curati) e di formazione. Tuttavia questo scambio di ruoli permette anche allo psicologo in formazione di immedesimarsi nel  futuro paziente e comprendere, per esempio, quanto sia imbarazzante rivelare a un perfetto estraneo un proprio segreto o disagio piuttosto che il timore  di non guarire o anche vissuti di per sè innocui ma per noi  molto intimi. Continua a leggere

Cose che ho imparato sui pazienti (per fortuna non troppo tardi)

Una delle esperienze più importanti e che mi hanno insegnato di più nella mia carriera si è verificata in una circostanza  non clinica nel senso di un episodio (per quanto particolare) della  vita quotidiana (un po’ “psicopatologia della vita quotidiana”, per così dire). Avevo iniziato gli studi all’Università di Padova da circa un anno e tornavo in metrò dalla psicoterapia (percorso allora non obbligatorio ma caldamente consigliato ai futuri terapeuti) con la borsa carica di libri di Freud. Ad una fermata sale un signore (che chiameremo Giovanni),  sulla quarantina,  modestamente vestito ma non trasandato  che, in evidente stato di agitazione psicomotoria, prende letteralmente in ostaggio il convoglio della metro avvicinando le mani  minacciosamente alle facce dei passeggeri,  insultandoli pesantemente e  parlando in modo inconsulto di complotti, di microspie ecc. Le persone sul convoglio sono letteralmente paralizzate, non sanno cosa fare e, quando cercano di scendere, si vedono bloccare il passo per cui battono in ritirata sui sedili. Chi vuole salire invece è più fortunato e si  guarda bene dal farlo perché all’apertura delle porte Giovanni si mette a sputare sulla folla in attesa sulle banchine. Io mi sento divisa tra il “dovere” di intervenire e risolvere la situazione e una parte – decisamente più sana – di me che si rende conto della mia inesperienza assoluta. Continua a leggere